Pagella amara

La mia paziente novenne è arrabbiata e dispiaciuta. Mi mostra la pagella come una persona a cui abbiano tolto dei meriti. La mamma mi spiega che le insegnanti hanno notato i miglioramenti ma dal momento che ha il bollino di dislessia non possono premiarla. La mia novenne è semplicemente furiosa: ha aiutato molti compagni “che non sapevano fare” per l’ultimo quadrimestre, spesso le amichette avevano preso a studiare con lei e non si sentiva meno delle altre. Nel giudizio finale scompaiono i termini come “difficoltà” e “lentezza”, pertanto le insegnanti hanno capito: qualcosa è cambiato. La mia novenne dice che la cosa si può risolvere: io e il dottore per l’anno prossimo diciamo che lei è ok dislessica ma è bravissima e merita voti alti come gli altri.

Sarò il primo caso di dislessica con nove in pagella!

il cuoco

Ieri vado a cena con mio marito in una ristorantino nuovo, appena aperto.  Avevo prenotato la domenica precedente per oggi in modo tale da non avere ressa e godere del posto. Ordiniamo tutto a base di pesce, frittura buonissima, primo fantastico e ci complimentiamo per l’ottima cucina. Il cameriere fa che il cuoco verrà di persona a prendersi i complimenti. Io e mio marito ci guardiamo meravigliati: quanto ego questo cuoco!

Dalla cucina una sagoma alta e ho l’impressione di conoscerlo. Mi sorride e chiede se mi ricordo di lui: allora aveva 11 anni ed era il 2001. Nel 2001 s’iniziava a parlare di dislessia, lui era un ragazzino sveglio ma uno dei primi dislessici arrivati in cura, non c’erano linee guida precise, tutto era nebuloso tranne il protocollo, quello sì che lo avevo.  Lavoravo da appena tre anni, poca esperienza ma sempre lo stesso pallino per cui tutti hanno diritto ad una vita quanto più normle e felice possibile.

Avevo letto il nome sulla prenotazione, fa lui. Poi ti ho visto. Hai mangiato bene, domanda. Ci complimentiamo. Si volta verso mio marito e gli dice che abbiamo lavorato insieme per tre anni e mentre tutti pensavano a lui come un ragazzo che non avrebbe combinato niente nella vita, mi battevo per dargli una possibilità. Ho fatto come mi consigliavi tu, continua: alberghiero e cucina, ho lavorato anche sulle navi da crociera. Gli fanno cenno: deve ritornare in cucina.Ci abbracciamo e lui va via. Torna a trovarci, dice.

Sono emozionata e contenta: da quando era stato dimesso non l’avevo visto più, completamente perse le tracce. Era tutto buonissimo. La buona logopedia salva i bambini e dà una possibilità di vita migliore, diversa, quanto più normale e felice possibile.

il dislessico disabile.

Andare in una festa di famiglia significa beccarti la domanda sull’argomento scottante del momento: la dislessia. Tutti dislessici, disgrafici, disortografici e discalculici. La parente che ho davanti mi racconta che a suo figlio hanno scoperto la dislessia in prima media. Qui la regola è ingigantire tutto e la mia parente ha inizato a parlare del figlio come uno che non potrà avere una carriera scolastica normale, potrà andare all’università solo seguito dal foniatra, una logopedia lunga di anni per recuperare poche cose perchè in prima media si è grandi. Insomma, il bambino, che conosco ed è un ragazzetto sveglio, improvvisamente era diventato disabile grave e la vita mozzata. Oltre a chiedermi perchè non ci sia aggiornamento e formazione seri su colleghi e specialisti,  ascolto la signora disperata e con poche speranze di riavere un figlio sano. Mi chiede cosa ne penso. Le dico che da quando avevo tredici anni ho molti problemi dal punto di vista muscolo scheletrico e non posso portare nessun tipo di peso, nè fare alcuni tipi di sport che richiedano uno sforzo fisico. Se mi vede sempre col carrello è perchè anche la busta della spesa mi è nociva. Sono forse un disabile, chiedo alla parente meravigliata della mia deriva. No, risponde lei. Ebbene, riprendo, la dislessia ti dice che tuo figlio è intelligente e ha solo un ostacolo da aggirare, la lettura. Esistono le biblioteche digitali, esistono programmi che possono ovviare a questa difficoltà e fargli avere una vita scolastica normale. La parente si rincuora e parla come se si fosse tolta un peso:

“Allora non m’è diventato malato.”