il cuoco

Ieri vado a cena con mio marito in una ristorantino nuovo, appena aperto.  Avevo prenotato la domenica precedente per oggi in modo tale da non avere ressa e godere del posto. Ordiniamo tutto a base di pesce, frittura buonissima, primo fantastico e ci complimentiamo per l’ottima cucina. Il cameriere fa che il cuoco verrà di persona a prendersi i complimenti. Io e mio marito ci guardiamo meravigliati: quanto ego questo cuoco!

Dalla cucina una sagoma alta e ho l’impressione di conoscerlo. Mi sorride e chiede se mi ricordo di lui: allora aveva 11 anni ed era il 2001. Nel 2001 s’iniziava a parlare di dislessia, lui era un ragazzino sveglio ma uno dei primi dislessici arrivati in cura, non c’erano linee guida precise, tutto era nebuloso tranne il protocollo, quello sì che lo avevo.  Lavoravo da appena tre anni, poca esperienza ma sempre lo stesso pallino per cui tutti hanno diritto ad una vita quanto più normle e felice possibile.

Avevo letto il nome sulla prenotazione, fa lui. Poi ti ho visto. Hai mangiato bene, domanda. Ci complimentiamo. Si volta verso mio marito e gli dice che abbiamo lavorato insieme per tre anni e mentre tutti pensavano a lui come un ragazzo che non avrebbe combinato niente nella vita, mi battevo per dargli una possibilità. Ho fatto come mi consigliavi tu, continua: alberghiero e cucina, ho lavorato anche sulle navi da crociera. Gli fanno cenno: deve ritornare in cucina.Ci abbracciamo e lui va via. Torna a trovarci, dice.

Sono emozionata e contenta: da quando era stato dimesso non l’avevo visto più, completamente perse le tracce. Era tutto buonissimo. La buona logopedia salva i bambini e dà una possibilità di vita migliore, diversa, quanto più normale e felice possibile.

Lavorare in trincea

Il sei è stata la giornata europea della logopedia dedicata alle balbuzie. Se nella grande Italia e nelle nazioni europee c’è stato grande fermento, nella piccola isola di Procida timidamente ho avuto qualche richiesta di materiale ma in silenzio e nel più stretto riserbo. La Campania è fatta di tanti Centri di riabilitazione e solo pochi di loro partecipavano alla campagna informativa.

Lavorare in Campania è come stare in trincea specie se hai delle specialità e non fai parte dei poteri forti di cui vedi i danni: bambini  malcurati, terapie senza modelli teorici scientificamente accertati e altre amenità.  I poteri forti hanno interesse a non fare informazione e le persone sono spesso poco avvezze a chiedere informazioni, farsi delle domande. Figuratevi in una piccola isola dove spesso non accettano il problema e di dire qualcosa che possa far dispiacere qualcuno o, al contrario, dar soddisfazione, non se ne parla. Lunga vita ai cialtroni, quindi, che abbagliano la folla e fanno passare i diritti per piaceri personali, si guardano bene dal creare una consapevolezza sulle varie patologie del linguaggio offendo un quadro di caos, di eternità del problema, di morte delle buone pratiche.

In pratica, un vero inferno.