Lavorare in trincea

Il sei è stata la giornata europea della logopedia dedicata alle balbuzie. Se nella grande Italia e nelle nazioni europee c’è stato grande fermento, nella piccola isola di Procida timidamente ho avuto qualche richiesta di materiale ma in silenzio e nel più stretto riserbo. La Campania è fatta di tanti Centri di riabilitazione e solo pochi di loro partecipavano alla campagna informativa.

Lavorare in Campania è come stare in trincea specie se hai delle specialità e non fai parte dei poteri forti di cui vedi i danni: bambini  malcurati, terapie senza modelli teorici scientificamente accertati e altre amenità.  I poteri forti hanno interesse a non fare informazione e le persone sono spesso poco avvezze a chiedere informazioni, farsi delle domande. Figuratevi in una piccola isola dove spesso non accettano il problema e di dire qualcosa che possa far dispiacere qualcuno o, al contrario, dar soddisfazione, non se ne parla. Lunga vita ai cialtroni, quindi, che abbagliano la folla e fanno passare i diritti per piaceri personali, si guardano bene dal creare una consapevolezza sulle varie patologie del linguaggio offendo un quadro di caos, di eternità del problema, di morte delle buone pratiche.

In pratica, un vero inferno.

La dislessia e la tv

Lunedì la fiction e giovedì le Iene e tutti e due a parlare di dislessia. Nella fiction il male minore era proprio la dislessia. Nelle Iene c’era il ragazzino dislessico a cui una insegnante aveva fatto fare le flessioni, umiliandolo in classe.

Iene? Per una mamma che ha segnalato ce ne sono cento che non segnalano le umiliazioni. E ci sono mille bambini che, grazie a una gestione errata della terapia, si sentono inadeguati a vita.  E ci sono cumuli di mamme incazzate per le inefficienze della scuola. E ci sono ancora cumuli d’insegnanti e mamme che sono sorde a questo tipo di problema. I dottori stanno nelle loro stanze in radica, il lavoro sporco lo fa il logopedista, lo psicologo, la madre e la maestra di buona volontà che cerca aiuto in una scuola tagliata, classi affollate e senza soldi.

Una volta a Roma la mamma di una mia bimbetta ebbe una reazione violenta e andammo tutti all’ospedale con carabinieri e la maestra col naso rotto. Il problema? La bambina riceveva una tirata di capelli ogni volta che sbagliava. La madre lo aveva detto con le buone ma nulla. Dopo il fattaccio la bambina aveva cambiato insegnante, l’avevano trattata con i guanti bianchi. La precedente maestra? Continua nella sua azione del tiro dei capelli ma altrove e per fortuna non l’abbiamo più incontrata.

Lo specchio

Vado a visita da un mio caro amico che è molto in gamba con le lezioni di doposcuola e, per questo, molto richiesto. Il ragazzetto 12 enne sudava su un testo: il tuo rapporto con lo specchio. Al ragazzetto non veniva in mente niente e poi improvvisamente s’è messo a scrivere: “io gli specchi non li uso perchè non sono una femmina e non debbo mettermi il rossetto e due mia nonna dice che se si rompono portano sfiga e non voglio rischiare.” La prof non te lo accetterà tanto corto, dice il mio caro amico. Lui ha una genialata.

E se scrivo largo?