Pagella amara

La mia paziente novenne è arrabbiata e dispiaciuta. Mi mostra la pagella come una persona a cui abbiano tolto dei meriti. La mamma mi spiega che le insegnanti hanno notato i miglioramenti ma dal momento che ha il bollino di dislessia non possono premiarla. La mia novenne è semplicemente furiosa: ha aiutato molti compagni “che non sapevano fare” per l’ultimo quadrimestre, spesso le amichette avevano preso a studiare con lei e non si sentiva meno delle altre. Nel giudizio finale scompaiono i termini come “difficoltà” e “lentezza”, pertanto le insegnanti hanno capito: qualcosa è cambiato. La mia novenne dice che la cosa si può risolvere: io e il dottore per l’anno prossimo diciamo che lei è ok dislessica ma è bravissima e merita voti alti come gli altri.

Sarò il primo caso di dislessica con nove in pagella!

Annunci

la ricetta per parlare bene.

Bimbetto quasi treenne che spiccica mezza parola. Madre preoccupatissima. Li osservo. Il piccolo è una sorta di parlatore non verbale: comunica con una mimica da paura. Cerco di stimolarlo al linguaggio e lui sbotta in una serie di paroline piccole, in embrione. Ecco, mi dice la mamma, quando parla non si capisce niente e quando non parla si capisce tutto. E poi non mi sta mai a sentire, invece vedo che a lei la sta a sentire. I referti dei vari specialisti mi parlano di normalità, niente di patologico. Perchè è venuta da me, chiedo. I dottori dicono che è tutto normale, fa lei agitata, ma io mi sento impotente. Dottoressa mi aiuti, magari mi dà una ricetta per farlo parlare come si deve.

il dislessico disabile.

Andare in una festa di famiglia significa beccarti la domanda sull’argomento scottante del momento: la dislessia. Tutti dislessici, disgrafici, disortografici e discalculici. La parente che ho davanti mi racconta che a suo figlio hanno scoperto la dislessia in prima media. Qui la regola è ingigantire tutto e la mia parente ha inizato a parlare del figlio come uno che non potrà avere una carriera scolastica normale, potrà andare all’università solo seguito dal foniatra, una logopedia lunga di anni per recuperare poche cose perchè in prima media si è grandi. Insomma, il bambino, che conosco ed è un ragazzetto sveglio, improvvisamente era diventato disabile grave e la vita mozzata. Oltre a chiedermi perchè non ci sia aggiornamento e formazione seri su colleghi e specialisti,  ascolto la signora disperata e con poche speranze di riavere un figlio sano. Mi chiede cosa ne penso. Le dico che da quando avevo tredici anni ho molti problemi dal punto di vista muscolo scheletrico e non posso portare nessun tipo di peso, nè fare alcuni tipi di sport che richiedano uno sforzo fisico. Se mi vede sempre col carrello è perchè anche la busta della spesa mi è nociva. Sono forse un disabile, chiedo alla parente meravigliata della mia deriva. No, risponde lei. Ebbene, riprendo, la dislessia ti dice che tuo figlio è intelligente e ha solo un ostacolo da aggirare, la lettura. Esistono le biblioteche digitali, esistono programmi che possono ovviare a questa difficoltà e fargli avere una vita scolastica normale. La parente si rincuora e parla come se si fosse tolta un peso:

“Allora non m’è diventato malato.”

Lavorare in trincea

Il sei è stata la giornata europea della logopedia dedicata alle balbuzie. Se nella grande Italia e nelle nazioni europee c’è stato grande fermento, nella piccola isola di Procida timidamente ho avuto qualche richiesta di materiale ma in silenzio e nel più stretto riserbo. La Campania è fatta di tanti Centri di riabilitazione e solo pochi di loro partecipavano alla campagna informativa.

Lavorare in Campania è come stare in trincea specie se hai delle specialità e non fai parte dei poteri forti di cui vedi i danni: bambini  malcurati, terapie senza modelli teorici scientificamente accertati e altre amenità.  I poteri forti hanno interesse a non fare informazione e le persone sono spesso poco avvezze a chiedere informazioni, farsi delle domande. Figuratevi in una piccola isola dove spesso non accettano il problema e di dire qualcosa che possa far dispiacere qualcuno o, al contrario, dar soddisfazione, non se ne parla. Lunga vita ai cialtroni, quindi, che abbagliano la folla e fanno passare i diritti per piaceri personali, si guardano bene dal creare una consapevolezza sulle varie patologie del linguaggio offendo un quadro di caos, di eternità del problema, di morte delle buone pratiche.

In pratica, un vero inferno.