La dislessia e la tv

Lunedì la fiction e giovedì le Iene e tutti e due a parlare di dislessia. Nella fiction il male minore era proprio la dislessia. Nelle Iene c’era il ragazzino dislessico a cui una insegnante aveva fatto fare le flessioni, umiliandolo in classe.

Iene? Per una mamma che ha segnalato ce ne sono cento che non segnalano le umiliazioni. E ci sono mille bambini che, grazie a una gestione errata della terapia, si sentono inadeguati a vita.  E ci sono cumuli di mamme incazzate per le inefficienze della scuola. E ci sono ancora cumuli d’insegnanti e mamme che sono sorde a questo tipo di problema. I dottori stanno nelle loro stanze in radica, il lavoro sporco lo fa il logopedista, lo psicologo, la madre e la maestra di buona volontà che cerca aiuto in una scuola tagliata, classi affollate e senza soldi.

Una volta a Roma la mamma di una mia bimbetta ebbe una reazione violenta e andammo tutti all’ospedale con carabinieri e la maestra col naso rotto. Il problema? La bambina riceveva una tirata di capelli ogni volta che sbagliava. La madre lo aveva detto con le buone ma nulla. Dopo il fattaccio la bambina aveva cambiato insegnante, l’avevano trattata con i guanti bianchi. La precedente maestra? Continua nella sua azione del tiro dei capelli ma altrove e per fortuna non l’abbiamo più incontrata.

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Tremonti, e c’è da tremare.

Vado al tradizionale Premio dell’Elsa Morante che si organizza nella mia piccola isola dove, in quell’occasione, arriva un grande politico o un grande personaggio per dargli l’ambito premio perchè ha scritto un libro.

Quest’anno è arrivato il ministro Tremonti che ha vinto il premio con l’ultima fatica letteraria. E ha parlato, dal palco, con il pubblico presente in sala. Ebbene, dopo aver chiarito che lui è un laureato in giurisprudenza e dell’economia ne sa quanto ne potrei sapere io sulla gestione di un condominio, ha iniziato a raccontare una serie di amenità di cui, chi l’ha avuto il piacere di leggere di lui o ascoltarlo, ne conoscerà di certo i contenuti. La cosa che m’ha più colpito, fra le tante, è la sua incredulità riguardo l’apprendimento dell’inglese da parte dei bambini italiani. Completamente dimentico della reale difficoltà in cui versa la scuola italiana- tra tagli e riforme senza testa nè coda e un popolo di bambini con disturbi dell’apprendimento che aumenta in modo esponenziale-ha raccontato del modo in cui, in Europa, gli infanti imparassero l’inglese dai cartoni animati. Il geniale ministro ha concluso che si dovrebbe fare pure in Italia, così le giovani generazioni saranno forti in inglese.

Basta con i cartoni animati in Italiano!