Ti metto Zero

Nuova bimba; nuova letterina nera sulle gioie scolastiche. Leggo di seguito. "odio le verifiche, le addizioni, le sottrazioni, i problemi, la matematica e soprattutto la maestra che non fa altro che urlarmi addosso." Le chiedo curiosa cosa le urlerà di tanto fastidioso; forse urlerà alla classe. Lei dondola la testa e con un dito puntato fa il verso.

"Ti metto Zero!"

La testa a posto.

Dividerò la stanza con una psicologa, dico alle amiche del luogo dove sono nata, cresciuta e pasciuta fino a ieri. Normale, fanno loro. Perchè, domando curiosa. Hai lasciato un lavoro stabile, una casa stabile, un fidanzato stabile – due anni fa- una vita stabile per andartene a ricostruire da zero la vita a Roma. Detta così mi sembra una gran bella cosa, dico guascona. Loro mi guardano con disapprovazione. Il fatto che abbia le mie brave remore e paure, ma è bene provare e provarsi, è qualcosa che non riuscirei a spiegare loro. Ho tentato, in passato, ma ho avuto solo occhiatacce. Pace, mi dico, pace. Una di loro riprende la parola. E’ un bene che dividi la stanza con una psicologa:

magari riesci a mettere la testa a posto.

una prigione per l’Italia?

Il mio paziente ottenne oggi ha da farmi vedere una cosa. Me l’ha dato mia nonna, fa. Esce un grado militare dalla tasca. Io a nonno non l’ho mai conosciuto, fa lui, ma io porto il suo nome. Nonna ha detto che forse sono abbastanza grande per capire e mi ha raccontato che il nonno è andato in guerra a combattere per l’Italia libera e questo stava sulla sua divisa da militare. Ti vedo contento, dico. Lui sorride e rimette il grado nella tasca del giubbino. C’è una cosa che non ho capito ma non l’ho chiesto a nonna perchè lei si è messa a raccontarmi un mucchio di fatti successi in guerra ma non ci ho capito granchè. Continuava solo a dirmi che l’Italia aveva bisogno di essere liberata. Ma come è possibile?

Si può mettere in prigione un paese?