Troppo piccolo.

Chiamo alla dottoressa che si è occupata della valutazione del mio ottenne di cui parlai ne post precedenti. Ecco, le spiego cosa mi è stato raccontato e cosa mi ha detto l'ottenne. La mia interlocutrice non ha dubbi, dice che è una scusa ad arte e non è vero che è stato voluto ma casuale. Non sono convinta ma lei tratta di psicologia e io no e allora sto zitta e ascolto. Comunque, conclude, lei crede davvero che abbia capito il discorso del padre? Non ha l'età.
E' troppo piccolo.

cosa fa uno psicologo?

Ho scoperto chegli psicologi romani hanno deciso, non so per quale ragione, di mettersi a curare i disturbi dll’apprendimento. Con la psicologa io ci lavoro, con Ale ci divido addirittura la stanza, ma il nostro rapporto è complementare: lei fa test (tutti), io ne faccio quelli che posso, ne parliamo, stendo il programma, ragioniamo insieme sulle cose. Lei si occupa dell’emotività, io del lavoro sporco vale a dire "sopravvivenza scolastica con onore" e gestione degli strumenti cognitivi. Molte volte, se il bambino si rende conto che sa fare delle cose ed è sicuro, la botta di autostima è assicurata.

Gli psicologi romani, alcuni, non tutti, per carità, affermano che se loro gestiscono la frustazione, il bambino migliora naturalmente. E il problema è delle mamme, delle famiglie, della scuola, del mondo che va veloce. Ok, tutto giusto, ma se non ho consapevolezza delle mie capacità e dei miei strumenti d’azione, da dove la tiro fuori la sicurezza in me stesso?

I due lavori sono complementari.

lo capiranno gli psicologi romani?

 

imparare a vincere.

La mia collega psico di Roma è una donnina piccina e con una vocina calma e pacata. Sta facendo terapia con una bimbina settenne arrivata con l’autostima a zero come molte settenni di questi tempi. Nel tempo del gioco, la mia collega cerca di farla vincere e la bimbina non se ne accorge. Dopo un pò di mesi, la bimbina, all’ennesima vincita, chiede alla mia collega come sia possibile che perda sempre. Non capisco, dice la bimbina, io sono qui da meno tempo e vinco quasi sempre. Vuol dire che sei brava, interloquisce la mia collega, cosa che ho sempre creduto. Va bene, fa la bimba, io sono brava ma tu, insomma, adesso sono io a doverti dare una mano. In che senso, fa curiosa la mia collega. Devo insegnarti una cosa importante:

devi imparare a vincere.