il lavoro del futuro

Possiamo pure lavorare ma so che da grande, qualsiasi cosa io farò, sarò un dislessico, avrò gli aiuti perchè sono dislessico e magari lo Stato mi darà anche lo stipendio per essere dislessico. Sono sconvolta, ha nove anni e mi viene spontaneo chiedere chi gli ha fatto questa imbasciata.
Lui non ha dubbi e risponde con sguardo furbo:
“Mio padre. Lui è avvocato e sta anche in politica.”

 

Tremonti, e c’è da tremare.

Vado al tradizionale Premio dell’Elsa Morante che si organizza nella mia piccola isola dove, in quell’occasione, arriva un grande politico o un grande personaggio per dargli l’ambito premio perchè ha scritto un libro.

Quest’anno è arrivato il ministro Tremonti che ha vinto il premio con l’ultima fatica letteraria. E ha parlato, dal palco, con il pubblico presente in sala. Ebbene, dopo aver chiarito che lui è un laureato in giurisprudenza e dell’economia ne sa quanto ne potrei sapere io sulla gestione di un condominio, ha iniziato a raccontare una serie di amenità di cui, chi l’ha avuto il piacere di leggere di lui o ascoltarlo, ne conoscerà di certo i contenuti. La cosa che m’ha più colpito, fra le tante, è la sua incredulità riguardo l’apprendimento dell’inglese da parte dei bambini italiani. Completamente dimentico della reale difficoltà in cui versa la scuola italiana- tra tagli e riforme senza testa nè coda e un popolo di bambini con disturbi dell’apprendimento che aumenta in modo esponenziale-ha raccontato del modo in cui, in Europa, gli infanti imparassero l’inglese dai cartoni animati. Il geniale ministro ha concluso che si dovrebbe fare pure in Italia, così le giovani generazioni saranno forti in inglese.

Basta con i cartoni animati in Italiano!

una prigione per l’Italia?

Il mio paziente ottenne oggi ha da farmi vedere una cosa. Me l’ha dato mia nonna, fa. Esce un grado militare dalla tasca. Io a nonno non l’ho mai conosciuto, fa lui, ma io porto il suo nome. Nonna ha detto che forse sono abbastanza grande per capire e mi ha raccontato che il nonno è andato in guerra a combattere per l’Italia libera e questo stava sulla sua divisa da militare. Ti vedo contento, dico. Lui sorride e rimette il grado nella tasca del giubbino. C’è una cosa che non ho capito ma non l’ho chiesto a nonna perchè lei si è messa a raccontarmi un mucchio di fatti successi in guerra ma non ci ho capito granchè. Continuava solo a dirmi che l’Italia aveva bisogno di essere liberata. Ma come è possibile?

Si può mettere in prigione un paese?