il dislessico disabile.

Andare in una festa di famiglia significa beccarti la domanda sull’argomento scottante del momento: la dislessia. Tutti dislessici, disgrafici, disortografici e discalculici. La parente che ho davanti mi racconta che a suo figlio hanno scoperto la dislessia in prima media. Qui la regola è ingigantire tutto e la mia parente ha inizato a parlare del figlio come uno che non potrà avere una carriera scolastica normale, potrà andare all’università solo seguito dal foniatra, una logopedia lunga di anni per recuperare poche cose perchè in prima media si è grandi. Insomma, il bambino, che conosco ed è un ragazzetto sveglio, improvvisamente era diventato disabile grave e la vita mozzata. Oltre a chiedermi perchè non ci sia aggiornamento e formazione seri su colleghi e specialisti,  ascolto la signora disperata e con poche speranze di riavere un figlio sano. Mi chiede cosa ne penso. Le dico che da quando avevo tredici anni ho molti problemi dal punto di vista muscolo scheletrico e non posso portare nessun tipo di peso, nè fare alcuni tipi di sport che richiedano uno sforzo fisico. Se mi vede sempre col carrello è perchè anche la busta della spesa mi è nociva. Sono forse un disabile, chiedo alla parente meravigliata della mia deriva. No, risponde lei. Ebbene, riprendo, la dislessia ti dice che tuo figlio è intelligente e ha solo un ostacolo da aggirare, la lettura. Esistono le biblioteche digitali, esistono programmi che possono ovviare a questa difficoltà e fargli avere una vita scolastica normale. La parente si rincuora e parla come se si fosse tolta un peso:

“Allora non m’è diventato malato.”

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Una risposta a “il dislessico disabile.

  1. Ciao! Leggo il tuo blog da anni per la delicatezza e l’arguzia dei tuoi brevi racconti. Leggendo questo post mi sono soffermata sul termine discalculia che non conoscevo e di cui ho facilmente immaginato il significato. Ops! Che lo sia senza saperlo? La matematica non è mai stata il mio forte, ricordo drammi per imparare le divisioni e comprendere i problemi fin dalla seconda elementare, il liceo poi è stato un salto nel vuoto: studiavo matematica come si studia la letteratura! Oggi sono un’adulta laureata, una professionista appagata con un lato bizzarro: una totale incomprensione per tutto ciò che è numerico. Non gioco velocemente a carte perchè non so contare a mente, le distanze per me sono solo temporali e mai chilometriche e le città piccole, grandi o metropoli ma alla domanda “Quanti abitanti?” rispondo simpaticamente “Non lo so, non li conosco tutti!” 🙂

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