la dura vita dei bambini buoni

Il mio pazientino settenne arriva con un faccino contrariato. Grrrrrr, fa ogni tanto, grrrrrr, ripete di continuo. Oh, che c’hai oggi, domando. Sono arrabbiato col mondo, dice: le maestre mi tartassano, mamma mi tartassa, tu mi tartassi, il mondo mi tartassa. Posa la penna e respira, caro, decomprimi, ffffff, non ti puoi far tartassare così. Lui posa la penna e mi sta a sentire e poi continua: lo sai qual’è il mio problema? E’ che sono un bambino bravo e mamma mi dice che i bambini bravi non devono arrabbiarsi ma io sono arrabbiato. Arrabbiati, dico, protesta: è un tuo diritto. Mamma si dispiace, fa, e allora perchè sono arrabbiato faccio grrrrrr, grrrrrrr. Non la risolvi la cosa, però, gli dico. Lo so, fa lui sconsolato ma è un problema: mamma si dispiace.

Io sono un bravo bambino.

Il padre e il figlio.

M’arriva un settenne accompagnato dalla mamma. I due, demandati dalle maestre mi chiedono una valutazione e un prospetto di intervento terapeutico. Faccio il mio e, all’ultimo appuntamento arriva il padre -ohoh- ad ascoltare la restituzione della valutazione.

L’uomo mi ascolta con attenzione, annuisce, guarda la moglie, sorride al bambino e mi chiede se c’è una possibilità che il figlio sia più sicuro in lettura, in scrittura, a scuola. Gli spiego che è possibile, i pro, i contro, le variabili. Il padre mi dice che è bello sapere che adesso ci sono tutti questi studi. Sei proprio come me, fa al figlio.

Mi dice che da piccolo ha sofferto della stessa cosa, la madre lo portò da un terapista ma non risolse granchè: ancora adesso ha difficoltà a leggere. Mi tolga una curiosità, conclude.

Se farò gli esercizi con mio figlio potrò migliorare anch’io?

 

Nota: In tre mesi di terapia, la collaborazione padre- figlio mi ha potenziato i risultati e sono davvero senza parole. Io e le insegnanti parliamo di miracolo. Meditate mamme!

Nota 2: sì, sono assente, ma è un bel casino stare a Roma. abbraccio tutti gli affezionati 🙂