15 risposte a “la scuola crea dislessici?

  1. Da un lato è aumentata l’informazione, dall’altro sono cambiati i bambini e le cose che fanno. Soprattutto per i casi di dislessia minore, i dislessici “funzionali” come me, venticinque o trenta anni fa, quando io ero bambina e gli stimoli, le abitudini erano diverse, il problema veniva almeno in parte contenuto dall’abitudine alla lettura, per esempio, ma anche una doversa abitudine alla disclplina (non a quella imposta dall’esterno, anche all’autodisciplina!) ceh oggi non c’è più. Capivamo prima che ci sono limiti e impegni da rispettare. Oggi i bambini vivono una condizione rispetto a noi privilegiata che li danneggia, li rende ancora meno responsabili. fornisce loro una serie di stimoli che prescindono dalla lettura. Va anche detto che rispetto a due decenni fa è meno indispeneabile leggere e scrivere, così per dire. Insomma, le colpe sono anche dei genitori, della società.

  2. da un lato una volta la dislessia non era forse così conosciuta… uno che non imparava a leggere bene era solo “intelligente ma non si applica”. La maggiore conoscenza ha fatto saltare fuori questi casi.
    L’informazione ora c’è, è tanta, ma troppo spesso secondo me i maestri fanno orecchie da mercante, perchè è piu comodo, piuttosto che mettersi in discussione e tentare un approccio diverso coi bambini con difficltà.
    D’altra parte son certa che le varie riforme non abbiano giovato assolutamente… io sono una gran sostenitrice del ritorno del maestro unico, ad esempio, e si, concordo con la signora… è ora di tornare alle pagine di asticelle, pallini, lettere, e sillabe… io ancora me le ricordo le pagine su pagine di “ce” “che” “gi” “ghi” “gli”. Noiose forse ma utili! E ai compiti scritti ma scritti davvero, mica le schede fotocopiate

  3. Roby tu sai, o meglio, hai intuito come la penso riguardo ad alcuni insegnanti (anche per questo ho avviato la petizione) ma voglio anche segnalare che la scuola primaria di primo grado viene considerata dall’OCSE tra le migliori scuole nel panorama internazionale (seconda in europa e quarta al mondo).
    Certo…..poi ci sono insegnanti che forse dovrebbero fare di tutto tranne che insegnare ma buttare alle ortiche l’unico “pezzo di scuola” funzionante mi pare un tantino azzardato.
    Io direi che, NONOSTANTE TUTTO, non siamo messi poi tanto male e tornare a metodi che si usavano anni fa forse non è la soluzione migliore.
    La scuola certamente non “crea dislessici” ma può contribuire a complicarne l’esistenza.
    A quando un metodo di valutazione degli insegnanti?
    Questo credo che possa essere la vera riforma che si possa auspicare (sindacati permettendo)

    Roberto

  4. Naa, è che una volta se non riuscivi in una cosa ti si diceva nel migliore dei casi che non eri portato e nel peggiore che eri stupido. Mia madre, come molti, pur avendo fatto l’università, coi numeri è un disastro, fa fatica anche con le tabelline. Un mio amico che è maestro adesso sta studiando la discalacolìa.

  5. Quando a scuola ci andavo io facevamo aste e pallini, poi i compagni in difficoltà venivano fatti sfilare per la classe con un bel cappello a cono decorato dalla scritta: ASINO! E’ a questo che vogliamo tornare?

  6. credo che il nuovo metodo aggravi di molto la disgrafia. partirei dalla scuola dell’infanzia: dove sono gli esercizi di pregrafismo? Mio figlio ha dovuto fare un anno di recupero della grafia dove ha passato ore a fare aste e onde. naturalmente a pagamento.
    Roberta.

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