16 risposte a “down e chirurgia plastica

  1. Sicuramente una decisione sofferta da parte dei genitori, chissà quanto ne hanno parlato e cosa li ha spinti a pensare di fare una cosa del genere. Chiaro che desiderano non far soffrire la loro figlia, vorrebbero che si inserisse nel miglior modo possibile nella società, e allora hanno pensato a questa cosa. Non so, non mi sento di giudicare. Certo che non è nel bisturi la soluzione, non è mai nell’esteriorità. Però mi vien da pensare a quelli che si rifanno per esempio il naso, e poi vivono felici col naso nuovo. Magari hanno pensato che le possa giovare.
    Io comunque sono sempre a favore delle differenze e contro l’omologazione.

  2. Sì, Xelma, è difficile dire qualsiasi cosa ma resta il mio smarrimento… una cosa è il naso e una cosa sono i segni esterni di una sindrome, l’ultima cosa di cui occuparsi…
    ti abbraccio, roberta

  3. Non mi piace…In questo modo sono proprio i genitori a farla sentire diversa…Un figlio(se si decide di portare avaanti una gravidanza “pericolosa”) lo si accetta per quello che e’.Un bacio…e quando hai voglia di sentirmi in msn ti racconto dei progressi di Simone!!!

  4. io credo che dovremmo essere piu’ cauti nei giudizi.sono due genitori che hanno accettato di mettere al mondo una bimba down (e son rari,in genere ormai si abortisce in questi casi) e che la stanno crescendo con amore,sembra,senza vergogna e certo occupandosi del suo problema in molti modi,per farle avere una vita serena.quando avra’ 18 anni forse vorranno “normalizzarle” i lineamenti,con lo stesso fine.ecco,non mi sembrano agghiaccianti,per niente,anche se credo io non lo vorrei fare (ma credo,non so,ne’ so se avrei tenuto un figlio down con certezza).cosa ne sappiamo noi?che diritto di scandalizzarci abbiamo noi?
    anna

  5. Utente anonimo ha ragione: però, se questi genitori volessero solo una figlia da mettere in mostra e non una creatura a cui voler bene per tutta la vita? Anch’io, come Roberta, sono agghiacciato.

  6. In effetti non si comprende il motivo di avere un figlio down per poi metterlo a posto con la chirurgia estetica.
    Avrebbero potuto pensarci prima risolvendo il problema con l’aborto.
    Comunque siamo nel 2008 e la chirurgia estetica non è più un tabù, non dobbiamo fare i bacchettoni.
    Al limite il problema è il costo dell’operazione. Lo Stato potrebbe venir loro incontro con un bonus fiscale.

  7. non so, a me sembra che dietro tutto questo ci sia un altro genere di problema: cioe’ il fatto che probabilmente lo fanno per non farla discriminare. questo, secondo me, e’ il vero, gravissimo problema.

  8. Utente anonimo 9: ma come sarebbe a dire risolvendo il problema con l’aborto? Come sarebbe a dire metterlo a posto??? Ma qui si parla di una bambina!!! Non è che si mette a posto così, nè si risolve il problema! Io credo che i genitori stiano semplicemente cercando di aiutarla, di evitarle quanto più possibile discriminazioni. Poi è ovvio che essere down non significa solo avere dei tratti somatici particolari ma significa ben altro. La terapia e l’esercizio continuo nonchè l’amore possono cercare di aiutare dal punto di vista clinico, e loro hanno pensato di aiutarla anche dall’esterno. Non mi sembra che non l’abbiano accettata o altro. E comunque, sempre meglio questi genitori che coloro che decidono di abortire. Secondo me. Poi dipende sempre se uno se la sente o meno, fermo restando che la sindrome di down è forse la più leggera sindrome che esista, io da quando frequento centri di riabilitazione vedo così tanti portatori di handicap e di sindromi più disparate che davvero è una tristezza infinita.

  9. io credo che una bella “operazione” si dovrebbe fare nei cervelli di questa società . I genitori di questa bambina, non credo siano da condannare anche se io non avrei mai pensato a questa soluzione, solo che si sono sentiti costretti. La gente non accetta, è impreparata, e non sa come comportarsi. E’ questo il problema. Le discriminazione esistono e spesso è l’ignoranza la causa di tutto.

  10. Amici tutti, si può convenire sul fatto che è un modo per far sentire la figlia meno diversa dagli altri, ho letto meglio e l’operazione gliela vogliono fare a 16 anni e con il parere della figlia, ma il fatto grave, secondo me, è lavorare poco per il reale inserimento del down che avrà pure i suoi limiti ma più di un progetto lavorativo ha dimostrato che possono essere autonomi e lavorare. poco tempo fa, a napoli, in un mc donald lavorava un diversamente abile come la bimba che vogliono operare. Forse l’ultimo utente anonimo non ha torto: basterebbe conoscere le potenzialità di queste persone, capire che c’è una possibilità per vivere come tutti. E’ difficile ma si può fare un tentativo.
    troppe volte mi fanno diventare il dislessico un disabile grave e la cosa non mi va proprio giù. perdonate le ultime righe di divagazione ma sempre più spesso mi trovo a contatto cn situazioni simili.

  11. Durante un turno di un tirocinio ho incontrato una famiglia di un ragazzo Down. Era chiaro, anche se agghiacciante, che erano i genitori che avevano più problemi del ragazzo. Il figlio oggi 13enne mostra gravi deficit cognitivi: non legge nè scrive ancora; e seri disordini sociali, dati dal comportamento dei genitori nei confronti del figlio.(ho sentito frasi generalmente associate alla vita di un animale di compagnia). Non sapevo se ridere o piangere dietro la maschera di professionalità.
    Sono i genitori che ancora non hanno accettato la sindrome del figlio,e non il figlio stesso.
    La mente umana, però, è tanto complicata, quanto varia. Il tuo racconto mi ha fatto pensare subito a questa coppia di signori. Non so quanto diversi siano i genitori della figlia che vogliono operare e i genitori del mio tirocinio.
    La questione è troppo delicata per poter esprimere idee, così come iniziare una valutazione o un trattamento del genere.
    Francesco C.

  12. ciao Pink, qui non si tratta di omologazione ma di una risposta a una botta emotiva molto forte per una coppia: un figlio diversamente abile. Curare l’involucro può fare vedere meno il problema non solo al mondo ma anche alla coppia che, insomma, non è facile educare e rendere autonomo un figlio con una sindrome. Ci vuole coraggio, forza, determinazione ma ci vuole tempo per fare in modo che la coppia le acquisisca. E’ un bel problema. E’ una cosa agghiacciante ma, pensandoci bene, non posso biasimarli.

    francè, collega, il dramma è che queste famiglie di cui mi racconti nel tuo commento, non accettano manco il sostegno psicologico familiare e ti trovi con dei genitori che si aspettano che tu gli faccia diventare il figlio normale, e tu che sai bene i limiti del bambino. Una guerra delle parole, molte volte bisogna stare attenti a ciò che si dice e essere molto diplomatici e onesti. Non è semplicissimo. Chi non ha quasta capacità in modo naturale, ma non ti nego che l’ho fatto anch’io nonostante abbia scoperto che non ne avessi così bisogno, è utile seguire un corso di couselling per terapisti. A noi lo passò il centro di riabiliatazione. Ti aiuta a affinare le tecniche di comunicazione per affrontare situazioni spinose.

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