La febbre

In questo sciagurato anno bisesto ho preso la febbre già tre volte. Le altre volte mi sono incappucciata e sono andata a lavoro, come mi ha insegnato mia madre -il dovere prima di tutto!!- ma questa volta mi sentivo proprio a pezzi e sono rimasta a casa. Mi godo il letto, il valzer della febbre, i ragazzini che mi raggiungono tramite messenger e mi chiedono come sto, la mia casa dove ci sto sempre da ospite, tanto è poco il tempo che ci passo dentro. Fuori c’è un tempo che sembra gennaio: piove, il cielo è grigio e accendo ancora il riscaldamento. Sul fornello la mia pietanza preferita: le lenticchie.

Quando si è malati bisogna viziarsi. 

parole proibite

Scuola media, io e gli undicenni a cercare di capirci qualcosa sull’italiano per la scrittura creativa. Classe A, la classe di genere maschile: diciotto alunni di cui sedici maschi. Sedici maschi che amano nell’ordine scrivermi di calcio e di tutte quelle cose che le prof reputano sconvenienti. Uno aveva l’abitudine di ripetermi la parola "stupefacente": la prof gli aveva detto che la parola mariuana non era da scrivere e gli aveva dato quel termine. Un’altro, per indicare le donne nude, usava la litote "non vestita", sempre per indicazione scolastica. Ma quella che mi è rimasta più nella mente è l’alunno che, fissato con Paris Hilton – la inseriva nel testo con tanto di materasso volante, ovviamente "non vestita" e con il protagonista maschile in preda allo "stupefacente" (commento sonoro: solo così posso avere Paris!)- fa "copula". Rileggo e gli chiedo cosa significa. Professorè, mi dice, quella d’italiano dice che si deve scrivere così e quella cosa che penso non si scrive perchè, non lo so, ma non si scrive. Gli dico che nella scrittura non ci sono parole che non si scrivono, pertanto può scrivermi quello che pensa. Va al posto e corregge. Ma tu non lo fai vedere alla prof eh, mi fa confidenziale. Tranquillo: rimangono a me, dico. Apro il foglio.

"fa sesso."