15 risposte a “In chat.

  1. su una cosa ha ragione però: è vero molte maestre non si aggiornano. Ecco invece di considerare errore (attenzione insegno anche io) andrebbe offerta loro la chiave di lettura delle due scritture. l’italiano corretto e la lingua della chat. Cioè andrebbero utilizzati i due registri non come contrapposti (e quindi la chat e gli sms sbagliati) ma come da utilizzarsi in contesti e con strumenti diversi.

    Ti leggo con piacere, commento poco, forse è la prima volta che mi affaccio.

    I tuoi racconti son molto utili.
    A presto

  2. Sai Roby che io faccio fatica a leggere i blog dove usano questo linguaggio?!?!?!?E’ come se mi bloccassi davanti ad un “xche'” “cmq” “k” ecc ecc…Il mio cervello non accetta questa lingua…Rassegnamoci siamo vecchie..:(

  3. ha ragione # 2, ma basterebbe far notare che b/o si può prestare a tante interpretazioni se non stai parlando di bambini (Buco, Bacio?) e che lla fine l’itliano aiuta quando non hai un contest accertato.

    Ciao,
    Ba

  4. Scusa, Catepol, ma io sono di un’idea diversa: quelle abbreviazioni non dovrebbero essere condonate in NESSUN contesto. E te lo dico in quanto persona con (sia pure limitate) difficoltà di lettura e scrittura. Il problema (almeno per me è così) è anche che se, da dislessica, impari un codice, quello rimarrà comunque il tuo codice, con l’impossibilità di uscirne. Mentre per una persona “normale” (e mettici tutte le virgolette che vuoi) è relativamente facile impararli tutti e due, per chi già si porta a spasso le sue belle difficoltà, apprendere due diversi codici di lettura e scrittura pe la stessa lingua è doppiamente difficile. Per questo il codice da insegnare è sempre e comunque quello primario, il più corretto, il codice passe-partout, quello che puoi usare sia nella comunicazione informale che in quella formale. Il rischoi è di finire, come me, a scrivere “come un libro stampato” anche quando si cazzeggia, ma è meglio tenere un tono vagamente formale (ma il più corretto possibile) nella scrittura quotidiana che non eccedere in informalità e “SMSismi” in ambiti che invece richiedono tassativamente uno stile più compunto. Quindi, ai bambini va insegnata innanzitutto la lingua formale. Poi (quelli che ne hanno la capacità) potranno apprendere anche le abbreviazioni. E sicuramente, un qualche accenno al ruolo di codici, gerghi e registi dovrebbe essere fatto (possibilmente prima della terza superiore e non limitatamente agli indirizzi linguistici!) ma solo dopo che è stato insegnato l’italiano corretto!

  5. si ma se lei cosi’ comunica,si relazione ed e’ felice siamo sicuri che la correttezza valga di piu’?
    e lo dice una classicista e iper conservatrice che ha una vera passione per la lingua.solo che a nove anni la cosa piu’ importante e’ sentirsi a proprio agio con gli altri e non “tagliati fuori”.
    anna

  6. care amiche, grazie di essere intervenute. Il linguaggio chat può essere utile per comunicare meglio tra ragazzi ma la bambina in cura ha un problema di scrittura molto severo e pur trovando semplice la scrittura da chat non posso permettere che un domani usi il codice da chat, capito non da tutti, che il codice instituzionale. La mia paziente ha un muso non indifferente sulla mia scelta e non perde occasione per dirmi che sono vecchia, ma devo fare il mio lavoro ed è quello di darle il codice linguistico di base: l’italiano istituzionale.
    Con il normodotato posso fare una piccola deroga: nel gruppo di scrittura alla scuola media, undicenni, permetto il linguaggio chat solo se contestualizzato in una probabile storia a sfondo internet. Oppure, anche lì, correggo.
    ciao a tutte, r

  7. Anna, in realtà lei NON comunica. Usando quel tipo di gergo comunica solo con un gruppo ristrettissimo di eprsone e si trova nell’impossibilità di comunicare con tutti, Viceversa l’italiano standard o istituzionale come lo definisce RobiSG è quello compreso da tutti. Ora, la comunicazione è una variabile dipendente dal destinatario: si realizza solo quando il destinatario è in grado di capire che cosa intendesse il mittente. Usare un gego capito solo da pocchissimi non aiuta a comiunicare, viceversa crea incomunicabilità perché solo i pochi destinatari interni al gruppo che usa quel gergo saranno in gradi di ricevere il messaggio.

  8. Ok, come “vecchio” genitore rabbrividisco per quel tipo di ortografia, ma come papà di un dislessico sarei dispoto anche a scrivere in geroglifici se li aiutasse davvero.
    Complimenti per blog, post e lavoro.
    Peccato (per mio figlio) essere distanti.

  9. Io ho una cugina che fa le superiori, che ha conosciuto la chat una settimana fa…ma che usava già da tempo quel tipo di abbreviazione…
    A volte quando mi scrive gli sms,le chiedo gentilmente se me li riscrive comprensibili, perchè sinceramente nn sono abituata a leggere queste abbreviazioni…
    Quello che mi chiesto…in un eventuale tema di maturità??? mah.

    Sara

  10. MSN colpisce ancora, eh? La cosa più inquietante è che messa come la può mettere una bambina torna pure…

    Comunque, mi sono fatta una bella scorpacciata di arrettrati, oggi che sono potuta tornare a modino, e anche se a distanza faccio le mie esultanze nel sapere che il piccoletto malato di leucemia è a casa 🙂

  11. ciao a tutte.
    rispond per ordine.
    @type. lei comunica con i suoi simili e questo la rende forte: la maggior parte di loro soffrono di emarginazione da parte degli altri bambini. Sul resto sono d’accordo.
    @akmeno: un papà che si preoccupa! che bello! mi capita pochissimo. Auguri per il tuo bimbo e vedrai, andrà tutto bene. Per qualsiasi dubbio, curiosità, scrivimi: c’è l’email a dispo…
    @sara: non so come fanno in un tema di maturità, adesso le insegnati sono ciosì tolleranti che non mi stupisco se facciano passare il linguaggio da chat.
    @ giovanna: il mio lavoro è fatto di linguaggio e il linguaggio cambia, specialmente di questi tempi, a velocità impressionante, come le persone che lo parlano e ne fruiscono 🙂
    @ciao mel, bentornata. Su di lui scriverò presto.
    abbracci a tutti, r

  12. scusate,io non ho detto che mi piace questo modo di comunicare,ne’ che credo debba sostituire il “vero” italiano.mi fa pero’ piacere pensare che cosi’ di senta meno sola,piu’ integrata e credo che anche questa sia comunicazione e che sia un passo che serva nel farla essere piu’ forte,sicura,e cosi’ pronta,psicologicamente, ad imparare il codice standard,istituzionale.
    mica sono una fanatica di queste abbreviazioni,personalmente le trovo aberranti.
    anna

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