12 risposte a “il mondo delle possibilità

  1. Eh, che bella domanda.
    Bel peso che ti mette, eh?

    Comunque dev’essere un bambino intelligente: sicuramene lui lo sa, che le risposte non ce le può avere tutte la dottoressa, però chiedere in fondo non gli costa nulla, e quindi…
    forza e coraggio 😉

  2. ciao a tutte.
    @type: mi sento di condividere i tuoi punti di vista: io cerco di trasformare un probabile punnto di debolezza in forza o, semplicemente, far vedere le cose da un punto di vista diverso, più consono alle proprie potenzialità.
    @xelma: il mio problema è proprio quello che hai toccato: tutti loro hanno la ferma volontà di essere uguali a tutti gli altri ma sanno bene che possono fino a un certo punto. Alla scoperta del limite e della diversità nasce il disagio che a otto anni è difficile da metabolizzare. In quanto logo, cerchiamo attraverso il famoso “mettere una pezza” di mostrare una alternativa, qualcosa che li renda, come dice type, felicemente a-normali. E la cosa non è facilissima: lo leggete in tutti i miei post.

  3. xelma, ero orgogliosamente diversa anche da piccola e tutta quell’uniformità che mi vedevo attorno mi annoiava. A otto anni ero sommamente annoiata dai miei compagni di scuola che volevano tutti le stesse coe, avevano tutti le stesse cose, erano tutti le stesse cose. Io ero felice di essere unica e fuori dai loro schemi perché io potevo fare molte cose che a loro non passavano nemmeno per l’anticamera del cervello. Era un mio problema o è un tuo problema? ^___^

  4. Roberta, per il motivo che avevo spiegato sull’altro blog, io sono molto colpita da quelli bambini e ragazzi. Per me sono molto speciali. In tanti, hanno delle capacità superiori alle nostre, ma non avendo i nostri codici gli facciamo sentire a parte. Il tuo mestiere è tanto importante per ridargli fiducia.

    Il tuo paziente riuscirà nella vita, si sente. Suo padre ingeniere è istruito ma a priori non ha capito bene cos’è la dislessia mettendogli la pressione con la “lettura importantissima nella società“. Penso che dovresti parlare al padre, se non già fatto…

    Roberta, perché non dai ai tuoi pazienti tutti gli esempi di dislessici che hanno una vita normalissima e che sono diventati dei Grandi?

    E a quello, perché non gli racconti la storia di Mika, cantante metà libanese, metà americano, dislessico. La troverai su internet. La sua vita è una vera favola.

    cktc

  5. @cktc: andrò a leggere la storia di Mika. i dislessici famosi mi aiutano fino a un certo punto. una volta raccontando a uno di loro che alcuni divi di hollywood erano dislessici mi ha giustamente risposto che lui non voleva fare essere famoso: gli sarebbe bastato non essere guardato strano ogni volta che usciva fuori il suo problema. 😦
    abbracci, r

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