quaranta giorni

Mezz’ora fa mi arriva una telefonata. La chiamo da parte di mia sorella, fa la voce telefonica. Capisco chi è la sorella: è la madre del mio paziente malato. Sorrido dalla cornetta e, con il tono di voce più tranquillo che riesco, chiedo cosa ha da dirmi. Mia sorella mi ha detto che domani doveva andare ma purtroppo il figlio -mio paziente- è stato portato in camera sterile e gli hanno fatto una tracheotomia per alimentarlo. Silenzio. Mi siedo. Capisco, faccio con un filo di voce. Vede, riprende la donna dall’altro capo, siamo tutti sconvolti: i dottori ci hanno detto che stanno facendo tutto il possibile ma per dirci che è fuori pericolo dobbiamo aspettare troppo tempo. Quanto, chiedo con un filo di voce.

Quaranta giorni.

nota: sono davvero sconvolta. Non posso fare altro che pregare per lui. Invito chiunque a dedicargli una preghiera, qualunque sia il vostro Dio. grazie.