il mito della scuola

Pazientino con mamma impossibile e fratello maggiore pronto a farsi bello a spese del mio paziente. E’ iniziata la scuola. Oggi sta particolarmente contento. La mamma non è contenta: ha combinato guai a scuola, fa. Mi ha chiamato la direttrice, continua. Conosco il mio pazientino: è uno che raramente si fa rispettare e penso al peggio. Ci sediamo. Non la stare a sentire a mamma,fa. Ti ricordi l’anno scorso: non riuscivo a avere nemmeno un amico. Oggi la maestra ha fatto una prova di lettura e io sono andato bene ma mi ha dato fastidio l’aria, sai quella di chi ti sente poco tanto tieni un problema? E’ la stessa aria di mamma e dello stronzo di mio fratello. Mi sono alzato dal banco e ho iniziato a dirle che quell’espressione mi dava fastidio e altre cose. La maestra ha detto che non è modo di comportarsi e mi ha mandato dalla preside. Quando sono ritornato in classe tutti volevano sedere vicino a me e tutti mi salutano per i corridoi. Non sono più trasparente!

Sono il mito della scuola!

matematica logopedica

Lo so che non ti piace, mi fa la direttrice sanitaria del centro dove lavoro, ma dovrai fare un piccolo sforzo. Lo devo proprio fare, domando. E’ per legge, replica. Ma tirare tutti i punteggi non mi cambia la vita: il test mi serve per capire altre cose e del numero me ne frega ben poco e non mi cambia la vita, dico convincente.  Tra poco mi dirai che il bambino non è un’ammucchiata di numeri e se volevi fare lo statista andavi a far matematica, fa la direttrice sanitaria. Va bene, faccio rassegnata.

Mi dedicherò alla matematica logopedica.

scuola media

Dopo una elementare di rejected senza perdono, abbiamo deciso di mandare il nostro pazientino a una scuola media diversa. Nessuno era d’accordo: non ritrova il gruppo classe, si diceva. E se poi si sente solo, chiedeva allarmata la mamma. Il diciassette è iniziata la scuola. Com’è andata, chiedo. Ho buone notizie, fa.

Non mi conosce nessuno.

una logo al premio Elsa Morante

Mi chiamano dall’organizzazione che il quindici settembre alle otto e mezza ho da presentarmi perchè è bene che ci sia. Ci vado tutti gli anni, al Premio Letterario Isola di Arturo- Elsa Morante di Procida. Ci vado da spettatore. Mi hanno riservato il posto: mi trovo dietro a un signore anziano. Al lato del signore anziano, un giovane con basette pronunciate come il cantante de "le vibrazioni" e una signora magrina. La serata prosegue e la signora magrina è la traduttrice di Mille Splendidi Soli, premiata per la traduzione, che affascina la sala spiegando i nomi dei personaggi del libro. Il ragazzo basetta è l’autore di Jack Frusciante, Brizzi, che merita il premio per la narrativa. Ma la scoperta è stata il signore anziano davanti a me. Era Raffaele La Capria, scrittore di "Ferito a morte", uno dei miei libri preferiti. Stringergli la mano è stata un’emozione. Mi trovo a conversare con il ragazzo basetta del suo ultimo romanzo, mondadori, e del viaggio che racconta all’interno: viaggiare a piedi dall’Inghilterra all’Italia. Lo ascolto e penso che abbia trovato un buon metodo per rinforzare, in modo ecologico, il sistema immunitario. Stingo la mano a tutta la giuria, cerco di conscere la maggior parte dei presenti e mangiamo tutti a base di pesce a spese dell’organizzazione. Alla fine della serata, saluti per tutti. Stringo di nuovo la mano al grande Raffaele La Capria che mi chiede se dentro la targa della Menzione Speciale al mio libro, "La genìa", c’era la busta con l’assegno. No, faccio. Solo targa per i menzionati, continuo. E’ una cosa che non capisco, fa.

I giovani autori non hanno molti soldi.

mollettine

Io e la mia paziente cinquenne principessa cerchiamo di memorizzare i colori con mollettine e oggettini per capelli di ogni genere. Dopo aver fatto un giro di che colore è, mettilo vicino agli altri, cambiamo giro. Mollettina verde. Me la porge. Mollettina gialla. Me la porge. Mollettina viola. Niente. Hoy, bimba, faccio, quello che colore è. Viola, fa lei. E allora, domando. Non è una mollettina, fa compita.

E’ un fermaglio.

Loola

Due dei miei pazienti sono vicini di casa, le mamme sono amiche e stanno sempre insieme. Da un pò di tempo si chiamano "Looola" a vicenda,si tappano il naso, si indicano a vicenda e ridono come matti. Cos’è sto Lola, faccio. La mia paziente, che per farle recuperare un’info utile da un brano mi fa disperare, dice che racconta lei il fatto. Mi pare strano: fa sempre un casino con la pianificazione di qualsiasi cosa. Bene, dico, raccontami. C’era una signora, fa la bimba, e  un cane e questo cane fa una prrrrrrrrrrr, e allora la signora indica il cane e. La mia paziente scoppia a ridere e si tappa il naso.

LOOOOOLA!