buone vacanze.

Miei buoni lettori, agosto è il tempo del riposo e tutti noi meritiamo una vacanza. Ci dobbiamo ricaricare. Per il lavoro. Per l’anno scolastico che verrà. Per tutte le mille faccende che ci aspettano a settembre. Con questo post, il blog si ferma per il mese di agosto, si riposa e, nel mentre, augura una vacanza serena a tutti coloro che lo hanno curiosato, lo hanno letto fedele, lo hanno voluto e realizzato con me, lo hanno fatto diventare grande. 

Buone vacanze a tutti. Ci vediamo a settembre!

Roberta 

polisillabiche

Paziente turpiloquiante sta cercando di fare pace con le parole polisillabiche attraverso un intenso programma fatto di esercizi per potenziare la memoria metafonologica, quella che dà la possibilità di trattenere tutte le lettere in memoria in modo ordinato. Gli esercizi di metafonologia sono quelli che permettono di manipolare la parola nella sua struttura interna fatta di lettere e sillabe. Non ce la faccio, porcaputtana, fa lui. Basta con questo ‘porcaputtana’: non è possibile che tu sacramenti per ogni parola sbagliata. Uff, porcaputtana, fa lui. Mi arrendo. Andiamo avanti. Sbaglia e ripetiamo e lui fa puntuale: porcaputtana! porcaputtana! porcaputtana!. Mi butta il quaderno per aria. Io non faccio una piega. Prende i miei post-it rosa e ci scrive sopra: "non lo so fare" e poi se lo attacca sulla maglietta. Gli stacco il post-it dalla maglietta e chiedo con tutta calma se gli sembra modo di fare. Lui prende un secondo post-it e fa che dal momento che non lo sento, me lo scrive, io che faccio tutta la dritta della lettura, e magari lo capisco. Cosa devi scrivermi più oltre questo, faccio sventolando il primo post-it. Me lo scrive a stampatello grande.

PORCAPUTTANA!

evoluzioni

Il mio paziente è pazzo per i Gormiti. Li sa tutti: Barbataus, Obscurius, Il Sommo Luminescente, Armageddon e altri di cui io non so nulla. Lui sa la prima, la seconda, la terza serie ancora in corso, e i Gormiti lo hanno aiutato: se non ci fosse stato il Gormiti Magazine non sarebbe diventato il lettore assiduo qual’è. Allora, dico, curiosità, ma tra i Gormiti, femmine non ce ne sono, domando. Una sola fa lui. E’ del popolo del mare e si chiama Morena. Inciso: tra serie e serie ci sono state delle evoluzioni dei Gormiti, poteri magici o forza in più, e adesso sono tutti "atomic". Lui riprende: anche Morena si è evoluta. Ah, e che superpotere ha avuto, domando. Lui è fluido.

Quando combatte diventa maschio.   

non parla

Bimbina quattrenne dall’articolazione a libera interpretazione dell’ascoltante. Di quelle che parlano ma l’effetto che sortiscono è: "Non si capisce niente!". Dopo un cumulo di esercizi davanti allo specchio, sperando di dare ordine alla lingua anarchica che si ritrova, mi chiede se può fare un disegno. Di solito disegni da me non se ne fanno: abbiamo sempre cose più importanti da fare. La bimba è cotta e le accordo il disegno. Le vado a prendere i colori nella stanza della mia collega. Le dò un foglio. Disegna la mamma e il fratellino piccolo. Guardo il disegno. Dice che è finito. Non manca niente, domando. No, fa lei. Guarda il fratellino, l’invito: c’è qualcosa in meno. No, fa lei. Non ha la bocca, faccio notare. Non può tenerla, fa lei.

E’ piccolo e non parla.

bella figura

Oggi arriva il mio paziente stanchissimo. Mamma è impazzita, fa: mi ha fatto leggere tre pagine enormi. Come, domando stupita. Gliel’ho detto a tua madre che non deve caricarti, continuo: se uno ha imparato a camminare non significa che sappia correre. Eh, fa il mio paziente, non te la prendere con me: lei ha detto che lo ha fatto per te. Per me, domando stranita. Sono stanco, fa lui. Ok, ti capisco e decifriamo solo qualche configurazione ma dimmi perchè tua madre ha detto che ti fa leggere per me. Lui si siede e mi guarda rassegnato. Mamma mi ha detto: fa tanto per te e tu devi dargli delle soddisfazioni in più e ti devi esercitare.

Così fai bella figura!

latino

Oggi mi sono svegliata presto e ho deciso di cambiare parrocchia e andare a ascoltare la mia paziente che oramai è diventata prima lettrice e al boia chi le frega la prima lettura. Sono curiosa: ogni volta che mi incontra mi dice che lei ha letto anche parole complicatissime come "deuteronomio" e ormai è un lettore esperto. Ascolto la Messa: la mia paziente sale sul leggio  e decifra impeccabilmente la prima lettura e ritorna, con un sorriso a trentadue denti, dalle compagne del primo banco con cui va a scuola, fa catechismo, va a danza, va ai compleanni, insomma tutto quel che si fa in un paese piccolo. Alla fine della Messa, incontro la mamma della bimba con cui ci scambiamo una ricetta su come fare una bolognese veloce -la signora mi dice che nella pentola a pressione ci si mettono due minuti- e arriva la bimba. Mi complimento mentre ci facciamo soliti abbraccioni di rito. Ti devo chiedere una cosa, fa nell’orecchio. Sorrido e annuisco. Ho sentito che vogliono fare la messa in latino e che il latino è una lingua. Si, dico, mi sa che ti hanno detto giusto. Io voglio continuare a leggere. Già, faccio, e allora, chiedo. Lo sai il latino, domanda. No, rispondo. E’ una tragedia, fa. Perchè, domando. Nessuno può aiutarmi: non voglio ritornare a essere una che non legge. Dài, non preoccuparti, troveremo una soluzione. E poi c’è anche un altro fatto, fa. 

Qui il latino non lo sa nessuno!

la sua prima lettura? qui!

il male minore

Il mio paziente che si deve fare una ragione arriva sempre più in animo depresso: le mie risposte non lo convincono manco un pò. Non sopporto di vederti così, faccio. Tu sei un bambino, eh. Si, mi fa. Vieni con me. Andiamo a far visita alla mia collega, quella dei bambini gravi. Bussiamo. Il mio paziente entra, io ne avevo giàparlato  con le mie colleghe. Allora, faccio, cosa vedi? Ma lui non parla, fa. E’ sordo, dico. Il paziente della mia collega ci vede e saluta con uno ciao sbilenco. Ma cos’ha sulle orecchie fa piano il mio. Lo strumento per farlo sentire, rispondo piano. Scambiamo due chiacchiere con la collega e ci congediamo. Se non si fosse girato, non avresti visto le protesi e come parlava cosa avresti detto, domando. Che è un bambino, fa. Ma è sordo, continua. Già, ma con le protesi parlerà e capirà più o meno come tutti. Adesso entriamo qui. Bussiamo all’altra collega. C’è un bambino fermo alla scrivania. Sembra di sale. Perchè sta così, fa il mio paziente. E’ autistico, mormoro. Parlerà, domanda piano il mio. Giro la domanda alla collega che ci spiega vita morte e miracoli. Salutiamo e andiamo via verso la nostra stanza. Non tutte le logo fanno leggere e scrivere i bambini, fa. Si, dico, abbiamo delle formazioni specifiche. Entriamo nella stanza e ci sediamo. Mentre organizzo il suo iter giornaliero, mi fa che come ci sono logo diverse, ci sono bimbi diversi. Sorride e mi chiede cosa faremo oggi. Hai cambiato umore, chiede. In fin dei conti, fa, mi sento di aver avuto il male minore.

Mi sento fortunato.