Circo

Bambino imbronciato dalla lettura indefinita. Arrivano: lui non vuole fare terapia, la signora gli dice che lei fa sacrifici per portarlo e lui deve fare il suo dovere. Il bambino ha nelle mani un pezzo di carta. E’ un biglietto omaggio del circo, fa la signora. Non mi ci porta, fa il mio paziente. Perchè non ti porta, chiedo. Ho detto che lo porto, fa la mamma: lo porto sabato. Il bambino è ancora più imbronciato. Ti ha detto che ti porta, faccio. Lo porto, fa la mamma. Non mi porta, fa il bambino: il circo va via venerdì. Sei sicuro, faccio. Annuisce mentre apre il biglietto omaggio stropicciato. Guarda, mi fa. Sì, faccio verso la mamma del bimbo, il circo va via venerdì. Te l’avevo detto, dice il mio paziente verso la mamma.

Te l’avevo detto che l’avevo letto ma tu non mi credi mai.

Nota: per un pò di giorni non sono sparita ma andata a un corso di aggiornamento. E poi, a casa nuova non ho ancora l’internet e devo capire sempre dove andare a postare. Ciao a tutti, Roberta.

Madre-figlio.

Bambino dal linguaggio scurrile viene da me furioso, una cosa normale per lui: la furia è il suo stato naturale. Cosa ti hanno fatto stavolta, chiedo. La stronza della maestra, esordisce, ha deciso di far vedere a tutta la classe quanti errori faccio. In che senso, chiedo. Mi ha urlato, quella puttana, che le ho sbagliato tutte le doppie. C’era lì quello stronzo secchione di Fabio che s’è fatto la risata e io gli ho detto che poteva anche ridere: sarebbe rimasto una merdina puzzolente. La stronza della maestra mi ha mandato dalla direttrice. Com’è andata a finire, domando. La direttrice non è stronza e ha detto che ci parla lei con la puttana. La maestra, domando. Sì, lei.  A fine terapia chiedo alla mamma del bambino dal linguaggio scurrile di raccontarmi del fatto scolastico. Diciamo al bimbo di aspettare fuori per due minuti. Dottoressa, con rispetto parlando, mio figlio ha ragione:

la maestra è una stronza, una vera puttana.

Dello stesso bambino ne parlo qui

Fuori razza.

Sala d’aspetto, bambino che ha finito la  terapia corso in macchina con la sorellina grande e io che invito la gentile genitrice a parlare con me. Domani abbiamo la riunione con la scuola, esordisco. Ci dovresti essere: sarebbe utile. La signora dondola la testa, dice che non può per mille motivi e ragioni e poi ci sono io e lei si fida di me. Penso che la ringrazio della fiducia ma penso anche che questa cosa qui mica è buona. Insomma, sorrido. C’è qualcosa in particolare che vuoi dire alle insegnanti, domando. Sì, dice convinta la signora. Inizia: "Quelle dicono che mio figlio è scostumato e che disturba e non capisce niente di scuola ma non è vero perchè mio figlio è solo vivace. Mio marito da piccolo non capiva niente di scuola e era vivace uguale: me l’ha detto mia suocera. Il padre di mio marito da piccolo non capiva niente di scuola e era vivace uguale, me l’ha detto lui stesso. Io da piccola non capivo niente di scuola e ero vivace uguale." La sorellina, domando. Ah, risponde la signora, quella no: è brava e sta sempre sui libri. Noto del disappunto nella voce. E’ contenta per questo, domando. Sì, fa distratta, ma ogni tanto io e il padre la vediamo troppo sui libri e ci chiediamo di chi abbia preso. La signora continua.

E’ troppo fuori razza.

scrivere, non scrivo.

Bambino con un pessimo rapporto con la scrittura. Dopo aver tentato il congelamento della mano, oggi ritorna alla carica. Si siede di fronte a me. Io guardo il quaderno, faccio mente locale, lo guardo. Lui fa ah! e si prende il polso destro. Cos’è, domando. Un crampo, replica lui convinto. Fammi vedere, soffio. Mi allunga la mano rigida. Prendo il polso. La mano. Lo guardo negli occhi. E’ un crampo, ribadisce lui. Scuoto la testa. Vabbene, non ho un crampo, ma è piena di formicolii, senti, è tutta piena di formicolii. Scuoto di nuovo la testa. Si riprende la mano: guarda quanto è rossa: mi sono bruciato. Dove, domando. A casa e adesso è uscita la bruciatura. Ma non vedo più rosso, replico. vabbene, emetto paziente, ti faccio scrivere poco ma molta metafonologia a voce. Il bambino è ancora triste. Cosa c’è, domando.

Non sono nemmeno capace di inventare una scusa per non scrivere!

La manìa per le parole

Bambino inesorabilmente lamentoso. Io inesorabilmente a fare il mio lavoro: consonantevocale, consonantevocale, lo so che fuori c’è il sole e tua madre ti ha strappato alle tue cose per portarti qui da me, consonantevocale, consonantevocale, questa volta abbiamo quasi finito, niente parole lunghe vedi, e dài non mi guardare come se ti stessi torturando, ti ricordi di sei mesi fa. Ma io mi devo lamentare, fa lui. E’ arrivato che non riconosceva una lettera, adesso ha sempre l’analisi fonemica lenta, l’analisi sillabica lenta, la cifratura lenta ma la parola si materializza sul foglio. Consonantevocale. Consonantevocale. vabbene, finito, faccio. Posa la penna e la testa sul tavolo. Vado a recuperare un giochino. Alza la testa e mi sorride. Mettiamo via il quaderno. Come abbiamo finito con l’alfabeto, finiremo anche con le sillabe e le parole, domanda. Credo che abbiamo appena iniziato, faccio. Ti rivelo un segreto, faccio.

Io ho una vera manìa per le parole.

Conosco qualcuno che ha una vera manìa per l’alfabeto, tanto da scriverne un libro.  

 

sorpassi.

In sala d’attesa un paziente ottenne della fisio racconta di un ragazzo che ha visto in motorino. Faceva dei sorpassi e correva come un pilota di formula uno. Lo racconta, a un altro paziente in attesa, con particolari, spiegazioni, rombo del motorino. Non capisco di chi sta parlando. Dalla porta entra il mio giovane collega della fisio che fa una vita di corsa dal momento che lavora tantissimo. Il paziente che sta raccontando si ferma e gli va incontro.

Era lui: insegnerà anche a me come fare i sorpassi mortali.

Oggi è il mio compleanno. Compio l’età migliore del mondo.

 

congelamenti.

Pazientino che tutto vuol fare fuorchè pianificare testi per iscritto. Oggi è davvero una di quelle giornate "voglia di lavorare saltami addosso". Per me. Per lui. Lui arriva con un gelato, un cono, e ci mette un dito dentro. Lo estrae. Non posso scrivere, fa. Perchè, dico. Guarda, mi mostra la mano. Cosa devo guardare, domando. La mano, mi fa. Dal dito si è fatta tutta morta. Eh, faccio incredula.

Non posso scrivere con una mano congelata.